LA FACCIATA.

   Risale alla trasformazione seicentesca ed è in stile gotico aragonese; è semplice, a coronamento orizzontale, con il portone d’ingresso sormontato da una finestra con cornice di pietra a vista e culminante con un campanile a vela doppia con due campane risalenti ai primi anni del ‘900.

 In basso sulla destra è inserita una cista funeraria punica proveniente dalla attigua necropoli di Tuvixeddu, usata come materiale di reimpiego; la cista è doppia ma l’incavo inferiore attualmente non è visibile.

Sulla sinistra della facciata è stato rinvenuto un antico accesso ora murato.

Il sagrato è stato recentemente ribassato per adeguarlo al piano di calpestio della chiesa eliminando così gli antichi gradini di ingresso. Il portone d’ingresso è stato realizzato ex novo, risultando più alto del precedente. Dal 2 al 13 settembre del 2025 in occasione del Giubileo, della festa patronale e della riapertura della chiesa è diventato “porta santa” della “chiesa giubilare” istituita ad tempus con apposito decreto dall’Arcivescovo di Cagliari.

Gli ultimi lavori sono iniziati il 3 novembre del 2018 e si sono conclusi dopo quasi sette anni, il 28 agosto 2025 con la riconsegna delle chiavi; la chiesa è stata riaperta al culto il 1 settembre del 2025.

Nel sagrato sono state rinvenute tracce di ambienti di servizio, forse risalenti al XVII sec., attigui alla chiesa e alcune sepolture che risultavano però già manomesse da precedenti interventi. E’ stata inoltre realizzata, sulla destra della facciata, una “quinta” per ricostituire la simmetria della stessa venuta meno a seguito della demolizione della ex sede scout.

L’INTERNO.

  

L’interno si presenta a navata unica con tetto ligneo a capanna (realizzato nel 2011), scandito da arconi acuti a diaframma, con cinque cappelle (due a destra e tre a sinistra) a cui si aggiungono un’altra cappella a sinistra (futura cappella eucaristica) e, dirimpetto a destra, la sacrestia. Le cappelle sono voltate a botte e ad esse si accede con archi a tutto sesto. L’aula è completata da un catino absidale, realizzato nel 1954. Il pavimento, rinnovato nel 2025, è costituito da mattonelle di marmo giallo egiziano; il pavimento è in realtà una soletta sospesa su un unico ambiente sotterraneo che occupa tutta l’aula (escluso il presbiterio e le cappelle) e che costituisce l’area dello scavo archeologico, purtroppo attualmente non visitabile, comprendente i resti di un tempio romano del I sec. a.C. presumibilmente dedicato a Venere e resti di ambienti ad esso annessi. Il colore delle pareti della chiesa è uniformemente bianco. L’aspetto dell’aula è quello che risulta dai lavori di restauro condotti dal 2018 al 2025 quando si intervenne per eliminare il secolare problema della umidità di risalita con la costruzione di un vespaio sotto tutta la superficie dell’edificio.

CRIPTA (non visitabile)

  Il sotterraneo in cui tradizionalmente si ritiene che il Santo abbia vissuto nascosto per due anni è una cisterna (romana o medievale?) ad ambiente unico con volta a botte ad arco ribassato e pareti in mattoni antichi a vista e in cui si versano due fluenti fiotti d’acqua provenienti forse da una falda sotterranea intercettata dalla stessa cripta ma non dallo scavo attiguo. A causa di queste immissioni continue d’acqua la cripta è costantemente allagata e non ancora visitabile.

E’ attualmente allo studio un progetto di valorizzazione.

BUSSOLA D’INGRESSO

   Realizzata con i fondi dell’8×1000, la nuova bussola d’ingresso sostituisce la precedente che si trova ora nel salone parrocchiale. Progettata secondo canoni classici dall’Arch. Terenzio Puddu di Ussana, è stata costruita in legno di frassino dalla falegnameria CL 2 di Giampaolo Littera di Ussana ed è stata collocata il 25 marzo 2026. E’ una bussola moderna che, in forme semplificate, riprende il modello delle bussole antiche diffuse nel territorio isolano.

NICCHIE A DESTRA DELL’INGRESSO

A destra dell’ingresso sono presenti due nicchie, poste ad angolo.

La prima è vuota mentre la seconda ospita il simulacro della Nostra Signora di Lourdes, in gesso policromo (seconda metà del ‘900). Entrambe le nicchie conservano tracce della antica decorazione di colore azzurro.

CAPPELLA DELLA SACRA FAMIGLIA.

   Originariamente dedicata a S. Lucia e successivamente all’Addolorata, è caratterizzata da un arco di ingresso con cornice lapidea finemente lavorata. Dal 28 dicembre 2025 è dedicata alla Sacra Famiglia, compatrona della parrocchia dal 2018. Nella nicchia centrale è collocata una moderna icona della Sacra Famiglia, di recente acquisizione.

L’icona della Santa Famiglia, come scritto nella parte superiore, presenta Gesù, Maria e il promesso sposo Giuseppe. Il Cristo viene presentato con una tunica azzurrina (simbolo di trascendenza) e un manto oro (simbolo di regalità). Sulla spalla destra parte una stola sempre color oro (simbolo di autorità). La mano destra, alzata nell’atto di benedire, mostra due dita che si toccano (pollice ed anulare) e le altre tre distese. Esse annunciano che il Cristo appartiene alle tre Persone della Santa Trinità (le tre dita distese) ed in Lui sono presenti la natura umana e la natura divina (le due dita che si toccano).
Maria è completamente rivestita di un manto rosso che simboleggia amore e partecipazione alla Redenzione operata da Cristo. I fregi dorati sul manto indicano sia la sua regalità che le grazie particolari di cui Maria è stata fatta oggetto. Sulla fronte e sulle spalle, tre stelle annunciano la Verginità di Maria prima, durante e dopo il parto. Giuseppe, come spesso si legge negli Apocrifi, è presentato come un uomo anziano ed è completamente vestito di blu (colore del Cielo) forse per ricordare che è solo custode di una Paternità che viene dall’Alto.

Splendida icona di scuola macedone, con figure a rilievo incise su legno e dipinte a mano secondo le antiche tradizioni della chiesa orientale. Lo stile pittorico e simbolico è quello delle antiche icone bizantine, che fin dal IV-V secolo d.C. hanno adornato le chiese e le abitazioni dei cristiani ortodossi e dei cattolici di rito orientale. Il legno utilizzato è faggio della Slovenia, particolarmente adatto per questo tipo di lavorazione. Dopo essere stato sottoposto ad un trattamento anti-corrosivo, il legno viene lavorato a mano in bassorilievo, utilizzando gli attrezzi tradizionali secondo le tecniche della scuola Macedone. Infine, viene dipinto a mano, con tempere ottenute mischiando polvere di colore, uovo e filo d’oro, sempre secondo la tradizione.

Significato simbolico e iconografico. Sono presenti le seguenti scritte:

in alto al centro: E AGHIA OIKOGHENEIA (= la Sacra Famiglia)

sulla Madonna: in forma abbreviata M(ete)R TH(eo)U (= la Madre di Dio)

su S. Giuseppe: O MNESOR IOSEPH (= il promesso sposo Giuseppe)

sull’aureola del Bambino Gesù: O ON (= colui che è) con chiaro richiamo biblico alla manifestazione di Dio a Mosè: «“Io sono” è il mio nome» (cf Esodo 3,6.13-15) e alla ripetuta presentazione di sé da parte di Gesù: «Se infatti non crederete che io sono…» (Gv8,23-24); «Quando innalzerete il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono e che non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, queste cose dico» (Gv 8,28) e infine «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, io sono» (Gv 8,58; 13,19; 18,5-6).

Il fondo è in oro, perché questa Famiglia è Santa della santità divina. Le figure umane di Maria e di Giuseppe sono come fuse l’una nell’altra e difatti formano un unico abbraccio attorno a Gesù, con il braccio destro di Maria e il sinistro di Giuseppe uniti attorno alla mano del Figlio che tiene stretto il rotolo della Parola: Sapienza del Padre da trasmettere all’umanità. La sua mano destra indica con il pollice unito all’anulare la doppia natura divino umana, mentre le altre tre dita ne indicano l’appartenenza alla Divina Trinità, tema richiamato dall’ornamento rosso a tre tocchi sulla tunica turchese.

A destra e a sinistra dell’icona le statue lignee policrome di S. Antonio da Padova e di S. Rita da Cascia, tradizionalmente venerati nelle famiglie della parrocchia.

Sulla parete destra il quadro a olio su tela dell’Addolorata, trafitta dalla spada secondo la profezia di Simeone, opera della prima metà dell’800 attribuita al pittore sardo Antonio Caboni (1786-1874).

   Nella cappella è presente anche una statua del santo titolare in legno policromo, di epoca contemporanea (primi anni duemila) e realizzata ad Ortisei; essa viene utilizzata per la processione sulla laguna di S. Gilla nel primo giorno della festa patronale, il 12 settembre.

   All’angolo in fondo a sinistra, un quadro (pictografia a olio su tavola, realizzata dalla Bottega Artigiana Tifernate a Città di Castello nel 2025) raffigurante S. Carlo Acutis, di recentissima acquisizione e collocato in data 15 marzo 2026; è venerato come patrono dell’oratorio parrocchiale.

CAPPELLA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

   E’ la seconda cappella a destra dove sono illustrati diversi misteri della vita della B.V. Maria.

   Nella nicchia centrale la statua in gesso della Madonna del Rosario, risalente agli anni venti del ‘900.

  Al centro in basso il simulacro ligneo della Dormitio Virginis, la Madonna Assunta in cielo, di fine ‘700 con abito ottocentesco. La raffigurazione della Madonna Assunta nella forma della Dormitio (che esprime non la morte della Madonna ma la sua “dormizione” intesa   come transito al cielo al termine della vita terrena) è largamente diffusa in Sardegna e proviene dall’influenza della dominazione bizantina (VI – X sec.). Pure ottocenteschi sono il vestito originale e i sandali in argento, custoditi nel tesoro parrocchiale.

  Sulla parete destra il quadro della B.V. del Rosario di Pompei, seconda metà del ‘900.

  Di futura collocazione in questa cappella sono 13 “tondi” lignei dipinti che raffigurano i misteri del Rosario e ascrivibili alla fine del XVII sec.

Sulla parete sinistra, il simulacro ligneo policromo dell’Addolorata (prima metà del ‘900) ai piedi del grande crocifisso ligneo monocromo (seconda metà del ‘900).

NICCHIA DI S. GIUSEPPE

   Tra la cappella mariana e la sacrestia la nicchia di S. Giuseppe ospita la statua omonima, opera in cartapesta, risalente agli anni venti del ‘900. La nicchia è rivestita da una cornice marmorea scolpita con fregi decorativi.

STATUA DELL’IMMACOLATA

In collocazione provvisoria, la statua dell’Immacolata in gesso policromo è datata alla prima metà del ‘900 e realizzata nello stile della Immacolata del Murillo (XVII sec.).

NICCHIE A SINISTRA DELL’INGRESSO

Come quelle poste a destra dell’ingresso anche queste nicchie sono state riaperte a seguito dei lavori del 2011. In esse sono ospitati i moderni simulacri della Nostra Signora di Fatima e di S. Pio da Pietrelcina, entrambi in vetroresina. Sotto la nicchia di S. Pio è presente una piccola acquasantiera marmorea.

CAPPELLA BATTESIMALE

La prima cappella a sinistra è la cappella battesimale dove si trova il fonte battesimale marmoreo con il coperchio in rame lavorato a sbalzo. E’ stato realizzato nei primi anni sessanta del ‘900 a Massa Carrara. Esso ha sostituito il vecchio fonte ottocentesco che proveniva dalla chiesa dell’Annunziata.

In alto al centro il bassorilievo marmoreo del Battesimo di Gesù, realizzato unitamente al fonte battesimale negli anni sessanta del ‘900 su disegno dell’artista locale Gino Serra.

Sulla parete di destra, il quadro di S. Avendrace (1889), raffigurato in abiti pontificali, opera del pittore cagliaritano Enrico Castagnino (1856 – 1918).

A sinistra, l’ossario dove sono custoditi i resti delle salme rinvenute nei lavori di scavo archeologico (oltre 260). Nella stessa parete, l’antico sacrario.

CAPPELLA DEL SACRO CUORE

 E’ la seconda cappella a sinistra, dedicata al Sacro Cuore. Nella nicchia centrale la grande statua in gesso policromo del S. Cuore di Gesù (anni venti del ‘900).

Sottostante al centro, il simulacro ligneo policromo del Cristo morto (seconda metà ‘800).

Nella parete di destra, un acquerello raffigurante la Divina Misericordia, opera dell’artista cagliaritana Stefania Proietti e realizzata nel 2005.

Nella parete di sinistra una icona dell’Ecce Homo realizzata dell’artista Mario Lay del laboratorio Mater Dei di Tempio Pausania nel secondo decennio degli anni duemila.

NICCHIA DEL CRISTO RISORTO

  Tra la cappella del S. Cuore e quella del coro c’è la nicchia del Cristo Risorto che ospita l’omonima statua, moderna in vetroresina, usata per la processione di Pasqua. Questa collocazione è in memoria della statua antica del Cristo Risorto, opera dello scultore settecentesco Antonio Lonis, purtroppo andata perduta insieme a quelle di S. Efisio e dell’Addolorata, riportate in tutte le guide antiche fino a quella del can. Felice Putzu degli anni sessanta del ‘900, confermandone fino a quel periodo la presenza in chiesa. La nicchia è in realtà ciò che rimane dell’apertura dell’antico pulpito marmoreo, anch’esso perduto intorno agli anni cinquanta del ‘900 in seguito ai lavori di ampliamento della chiesa; inaugurato nel 1920, esso sostituiva un precedente pulpito ligneo proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Paola.

CAPPELLA DEL CORO

Nella nicchia di sinistra, decorata con un motivo a conchiglia, è collocata la piccola statua di S. Avendrace (prima metà del ‘900) in gesso policromo e alta m 1,20 che anticamente stava nella cripta, dono della famiglia Padroni e restaurata dall’artista locale Gino Serra.

CAPPELLA EUCARISTICA

Di futura realizzazione, in questa cappella era anticamente ospitata la sacrestia.

STATUA DI S. AVENDRACE

  In collocazione provvisoria, la statua maggiore del Santo patrono è in legno policromo e databile alla prima metà del ‘900. Sostituisce la precedente (ora scomparsa) che troneggiava sulla sommità dell’antico altare maggiore seicentesco.

VIA CRUCIS

Le 14 stazioni della Via Crucis sono state realizzate secondo la tecnica iconografica orientale dall’artista Patrizia Atzei nei primi anni duemila.

PRESBITERIO

L’area presbiteriale, rialzata di due gradini, risulta dai lavori di ampliamento del 1954 quando la chiesa venne allungata di sei metri e ad essa venne aggiunta una nuova abside. Purtroppo non c’è più traccia degli altari maggiori, né di quello seicentesco (smantellato nei lavori del 1954) né quello dei primi anni cinquanta del’900, smantellato anch’esso a seguito della riforma liturgica del Concilio vaticano II e sostituito da una semplice mensa sostenuta da colonnine, rimosso anche quest’ultimo. Dal 2018 si attende di realizzare un nuovo altare fisso e dedicato, attualmente in progettazione insieme all’ambone, ai fini dell’adeguamento liturgico. Provvisoriamente la messa è celebrata su una mensa lignea policroma dorata e datata 1839, proveniente dalla chiesa di S. Giacomo di Villanova.

Al centro dell’abside la sede lignea è di fattura moderna, in stile gotico; dello stesso stile e fattura l’ambone.

 Il tabernacolo ha la porticina in argento cesellato e sbalzato, proveniente dall’antico altare maggiore e databile al XIX sec. Al lato, la lampada eucaristica in ottone argentato (fine XIX – inizi XX sec.).

SACRESTIA

L’ambiente, di forma quadrangolare dalla volta a padiglione con unghie e con oculi su due pareti, era in origine esterno al corpo della chiesa romanica ed è stato poi inglobato nell’ampliamento seicentesco.

All’interno della chiesa, nella parete di destra in prossimità del presbiterio, è stato rinvenuto l’antico ingresso del vano, sormontato da una finestrella con al centro una croce in legno di ginepro datata all’anno mille. Dovrebbe trattarsi dunque di un ambiente chiesastico (forse sepolcrale?) probabilmente risalente al periodo giudicale. Durante gli ultimi lavori di restauro in questo ambiente sono state rinvenute una decina di sepolture individuali disposte in modo ordinato, il che ha fatto supporre che qui vi fosse la sede di un’antica confraternita.

   Nella sacrestia vi sono due quadri contemporanei raffiguranti “Maria che scioglie i nodi” e la “Madonna del Giubileo” (in ricordo del Giubileo del 2025 e copia della “Madonna dei pellegrini” del Caravaggio), di recente acquisizione. In altri due quadri sono esposti due bei veli di calice in seta (sec. XIX – inizi XX sec.) ricamati in seta e filo d’oro.

   Sopra la paratora è un crocefisso ligneo policromo di buona fattura ma con evidente sproporzione nei piedi e risalente al XVII sec.

LO SCAVO ARCHEOLOGICO

Dalla relazione della Direttrice dello scavo, Arch. Giovanna Pietra.

   Lo scavo archeologico effettuato tra il 2018 e il 2022 nella chiesa di Sant’Avendrace a Cagliari ha restituito un palinsesto pluristratificato con, in sequenza negli stessi spazi, un edificio di età punica, del quale è stato messo in luce un breve tratto (in blocchi di calcare squadrati e di grandi dimensioni) sotto il muro perimetrale della navata centrale della chiesa attuale; un complesso realizzato in età romana tardo repubblicana/augustea al di sopra del preesistente, con uso che si protrae fino ad età tardo-antica; la fase medievale della chiesa, che riutilizza, in parte, l’edificio di età romana anche con reimpiego di blocchi, e i successivi rifacimenti fino all’attuale, con le relative (centinaia di) sepolture1. Il complesso di età romana tardo-repubblicana è costituito da un grande podio in conglomerato, rifinito con una muratura in blocchi di calcare di dimensioni anche importanti, e da una serie di ambienti affiancati, uno dei quali conserva il pavimento in cementizio e lacerti di intonaco parietale; di altri è stato possibile individuare, in situ, il crollo del tetto di tegole e delle pareti in mattoni crudi, che hanno sigillato il sottostante deposito. Le strutture individuate, per la composizione architettonica e lo sviluppo monumentale, sembrano interpretabili come i resti di un santuario, con tempio su podio e porticus, secondo un modello ben noto che costituisce, per Cagliari, una cifra rappresentativa del programma di rinnovamento urbano di età tardo-repubblicana, e che si configura come una novità di grande interesse per la sua l’ubicazione, aprendo nuove prospettive di ricerca e di conoscenza. In questa parte della città, tra la necropoli (a Tuvixeddu) e il quartiere abitativo affacciato sulla laguna a Santa Gilla, avevamo, infatti, finora poche informazioni, e tutte legate alla presenza di sepolture di età tardo-romana e alto medievale. La lettura come luogo di culto trova conferma nel rinvenimento di alcune fosse contenenti abbondanti resti di bruciato e offerte rituali (lucerne, pentole con coperchi e, in un caso, un numero considerevole di frammenti di vasi in ceramica a pareti sottili, che sembrano, ad un primo esame, rotti intenzionalmente) – nonché nell’attestazione di materiali non difficilmente leggibili come ex voto, quali vasi miniaturistici, pesi di piombo e di terracotta, frammenti di thymiateria/protomi/busti fittili (due volti femminili con diadema e kalathos, uno con pendente e uno di cui si conserva il collo e la parte terminale della capigliatura) e tre matrici. Sono, inoltre, attestati alcuni esemplari di decorazione architettonica fittile, probabilmente parti di antefisse.

Nel corso dello scavo è stata rinvenuta una grande quantità di oggetti (matrici a forma di conchiglia dell’età augustea, uno stampo di cornucopia, monete, vasi, embrici, pesi, etc..) di età punica e romana e oggetti provenienti dalle numerose sepolture rinvenute nel sottosuolo (databili tra il XVI e il XVIII sec.). Tutto questo materiale è attualmente allo studio e sarà in futuro oggetto di esposizione.

Immagini tratte da:  G. Pietra, Culti, riti e produzioni artigianali nella Cagliari di età romana. Nota preliminare sulla coroplastica dello scavo della chiesa di Sant’Avendrace., in OTIUM, Archeologia e Cultura del Mondo Antico, ISSN 2532-0335 -DOI 10.5281/zenodo.14943657 No. 17, Anno 2024 – Article 8.