Il Quartiere di Sant’Avendrace
Chiamato in cagliaritano “Sant’Arennera”, il quartiere di S. Avendrace è il luogo dove, a partire dall’VIII sec. a. C. con l’arrivo dei Fenici, si è formato il primo nucleo urbano di Cagliari fino all’età romana. Nella posizione attuale il quartiere di Sant’Avendrace si origina nel XIII sec. a seguito della distruzione dell’antica capitale del Giudicato di Cagliari, la città di Santa Igia, risalente al IX sec. e sede non solo del Giudice ma anche della cattedrale e quindi del Vescovo e del Capitolo metropolitano. Distrutta la città nel 1258 a opera dei pisani che già dal 1217 fondarono il Castel di Castro, l’attuale Castello di Cagliari, non pochi abitanti rimasero in loco, dando così origine al borgo di S. Avendrace che fino agli inizi del ‘900 era decisamente staccato dal resto della città. Nel corso dei secoli il borgo ha avuto quindi vita pressoché autonoma nei confronti di Cagliari; abitato prevalentemente da pescatori e panetteras, agli inizi del XX sec. è stato sede del primo agglomerato industriale di Cagliari dove avevano sede importanti fabbriche e aziende: la cementeria di Tuvixeddu con il forno della calce Mulas, la fabbrica di concimi Montecatini, il mulino Costa e i cantieri navali della Scaffa solo per citare le più importanti. Risparmiato dalle distruzioni belliche del 1943, il quartiere è stato aggredito dal cemento nei decenni successivi, conoscendo una urbanizzazione indiscriminata che ha soffocato le sue nobili vestigia storiche: la necropoli di Tuvixeddu, del VI sec. a C.; le numerosissime tombe romane diventate scantinati, garages e perfino officine meccaniche e night clubs, i resti della città di santa Igia che giacciono ancora sotto il manto stradale, le graziosissime ville liberty di cui ci rimane intatta – ma cadente – solo Villa Laura e tanti altri tesori segreti che ci narrano di antichi fasti sacrificati alle nuove divinità della speculazione edilizia. Né si deve dimenticare la splendida laguna di S. Gilla che oltre ad essere un ambiente di inestimabile valore naturalistico ha sempre costituito per il borgo prima e il quartiere poi la fonte primaria di sussistenza con l’attività di pesca e di mitilicoltura, ancora fiorente sebbene in crisi e da cui dipendono tante famiglie riunite nel Consorzio Ittico; oggi il quartiere è diventato così molto popolato ma poverissimo di servizi; basti pensare che a tutt’oggi non esiste in tutto il quartiere una struttura sportiva pubblica né un’area di verde attrezzato. Una diffusa criminalità legata allo spaccio di droga e al mondo della prostituzione ne compromettono ancora oggi un riscatto sociale che viene invocato da tutti gli abitanti, ormai mediamente di età avanzata; nemmeno il progetto delle periferie che a breve realizzerà nella via S. Paolo un parco urbano e sportivo, crediamo che risulterà incisivo e risolutivo per il quartiere. La parrocchia ha sempre camminato col quartiere e ne è stata, nei suoi quasi quattro secoli e guidata da cinquanta parroci, riferimento di fede, di carità e di speranza. Comprendente un territorio di quasi 3km quadri, attualmente conta circa settemila abitanti dopo la soppressione, avvenuta nel 2018, della parrocchia della Sacra Famiglia. Nel territorio sono presenti due comunità religiose: le Ancelle della Sacra Famiglia (fondate nel 1933 da Mons. Giuseppe Orrù che è stato parroco qui e che si occupano della educazione scolastica dell’infanzia e le Figlie di S. Giuseppe, fondate nel 1888 da P. Felice Prinetti e che hanno un pensionato per studentesse e anziani); nel territorio parrocchiale sono presenti oltre alle scuole primarie e secondarie di primo grado anche 2 istituti superiori (il Liceo Ginnasio “Siotto Pintor” e l’istituto tecnico per i servizi alberghieri “Azuni”); si annoverano anche gli uffici della circoscrizione, la sede della Regione Sarda e altri uffici regionali, la sede del Gruppo editoriale “L’Unione Sarda” che comprende oltre all’omonimo quotidiano, il primo dell’isola, anche le televisioni Videolina, TCS e Sardegna Uno e l’emittente radiofonica Radiolina; il complesso commerciale città mercato “I Fenicotteri” e diverse aziende commerciali e attività produttive che da tempo però sono in grande sofferenza; tra le attività produttive spiccano quelle della ristorazione in cui si possono degustare le pietanze della tradizionale cucina cagliaritana.
Monumenti presenti nel quartiere di S. Avendrace.
Il quartiere si sviluppa lungo la sua strada principale, Viale S. Avendrace, tra le più importanti arterie stradali della città e sua porta d’ingresso; il viale ricalca il tracciato dell’antica strada romana A Caralibus Turrem, che collegava Caralis a Turris Libisonis (attuale Porto Torres) e sulla quale poi è stata costruita la Strada Reale che diventerà l’attuale S.S. 131 “Carlo Felice”; su di essa si affacciavano le tombe romane più ricche di cui ancora oggi sono rimaste diverse vestigia. E’ un quartiere popolare ricchissimo di storia e annovera siti di grande interesse monumentale e naturalistico anche se purtroppo diversi siti non sono visitabili:
* la Necropoli punico-romana di Tuvixeddu , la più grande del Mediterraneo con oltre 1700 tombe sopravvissute alle attività di cava e tra le quali spiccano per la bellezza delle decorazioni la Tomba del Sid, la Tomba dell’Ureo e la Tomba della Ruota;
* la Grotta della Vipera, imponente tomba romana del I/II sec. che ancora oggi racconta una affascinante storia d’amore tra due sposi, Lucio Cassio Filippo e Attilia Pomptilla;
* diverse tombe romane, che costellano il versante occidentale del colle di Tuvixeddu che in passato sono spesso state parte integrante delle abitazioni del viale e tra le quali spiccano la Tomba di Rubellio e delle sue mogli e la Tomba dei Pesci e delle Spighe;
* la strada di epoca romana (II/I sec. a.C.) con funzione di via pubblica relativa presumibilmente al primo tratto della Via a Karalibus Turrem che consentiva l’ingresso alla città da Ovest.
* la Colonna giurisdizionale (o Stazionaria), denominata “Sa Cruxi” che anticamente delimitava il confine occidentale della città e la giurisdizione ecclesiastica e civile con i relativi dazi e presso la quale fino ai primi dell’Ottocento veniva fatte le esecuzioni capitali;
* la Villa Cossu (o Villa Laura), graziosa villa liberty del 1907, unica superstite (eccettuato il Villino Serra ormai diroccato) delle ville che esistevano nel quartiere e che attende un radicale restauro e valorizzazione;
* la Laguna di S. Gilla, vasto e importante specchio d’acqua alimentato dai fiumi Mannu e Cixerri, antico porto lagunare fenicio-punico davanti al quale è nata la città e riutilizzato nel medioevo da parte della città giudicale di Santa Igia; da secoli è fonte di sostentamento per i pescatori di Sant’Avendrace e ancora oggi lo è nonostante la fragilità del suo ecosistema; recentemente è stato allestito il Parco della Quarta Regia che permette di godere della bellezza di questo luogo;
* il Parco di Tuvixeddu, parco comunale realizzato su uno dei dieci colli di Cagliari caratterizzato, oltre che dalla Necropoli, da alcune parti molto suggestive: il “canyon” (imponente strada scavata nella roccia), il “catino” (grande e profonda cava), la villa Mulas (villino liberty del primo Novecento in stato di abbandono) e i resti della Cementeria Italcementi, attiva dal 1926 al 1983, con gli impianti e le gallerie sotterranee che attraversano il colle, interessante sito di archeologia industriale.
* la casa Cantoniera, ottocentesco edificio posto al bivio delle due strade statali 130 e 131 e dove anticamente c’era “su daziu”.
Attendono ancora invece di essere riportati alla luce i resti dell’antica città di S. Igia, capitale del Giudicato di Calari dal X al XIII sec. che, rinvenuti negli anni Ottanta durante i lavori di realizzazione della S.S. 195 RAC, sono stati ricoperti e non più indagati. Da più parti si auspica che si effettuino campagne di scavo per colmare un vuoto storico-archeologico inaccettabile e riportare alla luce e alla memoria viva quella che è stata la Cagliari del primo Medioevo, capitale di un potente regno autonomo che ha costituito una delle pagine più gloriose della storia sarda.


